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UN DATABASE SULLA DIVULGAZIONE DELLA CHIMICA IN ITALIA

Settembre 2012: Francesca di Monte, dottoressa in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, consegna alle stampe la sua Tesi per il Master di I Livello in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza seguito presso l’Università degli Studi di Ferrara e con il tutoraggio dell’Associazione Culturale Chimicare. Il titolo “La costruzione di un database sulla divulgazione della chimica. Considerazioni di carattere metodologico e analisi della divulgazione della chimica in Italia” descrive chiaramente la natura del lavoro svolto, mentre la necessità stessa di un’attività di ricerca, analisi e sistematizzazione in tal senso resta probabilmente la migliore testimonianza, destinata a pesare come un macigno, circa l’assenza non soltanto di concertazione e di organizzazione, ma addirittura di catalogazione esaustiva dell’azione svolta nel nostro Paese a favore della divulgazione scientifica, in particolare della Chimica.

DB divulgazione chimica Francesca di Monte

“Il database finale si presenta con 122 voci nella prima sezione (“Divulgazione”) e 28 voci nella seconda sezione (“Organizzazione, Enti, Associazioni).” – ci spiega Francesca di Monte – “Dal lavoro è risultato chiaramente che gli attori coinvolti nella divulgazione della chimica sono diversi: istituzioni e una moltitudine di soggetti privati appassionati della materia come insegnanti di chimica, tecnici di laboratorio, scrittori […] Il complesso lavoro di raccolta dati che ha condotto alla creazione del database ha confermato le principali criticità della divulgazione scientifica: la grande dispersività dei dati e l’inadeguatezza di alcuni soggetti istituzionali preposti nello svolgimento di un’azione scientifico-divulgativa realmente efficace (spesso troppo autoreferenziali nei loro percorsi comunicativi).”

Francesca-di-Monte-frontespizio-Tesi-di-MasterLa preparazione di questo database ha richiesto quattro mesi di lavoro alla candidata, senza contare il supporto tecnico fornito dal tutor presso Chimicare, e nonostante gli sforzi non può certamente dirsi esaustivo. Oltre alle criticità inerenti la definizione di fattori di classificazione e di chiavi sistemiche trasversali tra i diversi records, ad esempio libri, riviste, festival, concorsi, conferenze, blog, tavole rotonde, ecc, la difficoltà nel portare avanti la ricerca e l’incertezza relativa alla sua esaustività porta in qualche modo con sé la tranquillità pragmatica di una consapevolezza che certamente farà rabbrividire ogni storico della comunicazione scientifica: un evento o un prodotto di divulgazione del quale non si riesce a trovare traccia o menzione, neppure a fronte di una specifica ricerca tematica sull’argomento, ha pressappoco lo stesso valore di un evento mai compiuto o di un libro mai pubblicato.
Mentre a partire dall’era di Internet risulta quasi impossibile (ma non impossibile) sfuggire alle maglie di una ricerca ben condotta per argomento tematico, ed il sistema editoriale cartacei ci offre la rassicurazione formale di una catalogazione esaustiva di tutto cosa è stato pubblicato sul territorio nazionale e quindi custodito delle quattro sedi della biblioteche nazionali, lo stesso non si può certamente dire per gli eventi, come dire… “più evanescenti”, ma non per questo di minore portata, come ad esempio i festival ed i convegni, le conferenze e le mostre, le tavole rotonde ed i concorsi.
Ovviamente ogni Ente organizzatore manterrà una catalogazione perfettamente puntuale di quanto da essa organizzato, ma è ben difficile che ciascuna tenga traccia continuativa di quanto organizzato da ciascuna delle altre organizzazioni, e le carenze di questo sistema di monitoraggio, quand’anche non di organizzazione, sarà destinato a ricadere sugli stessi Enti e, in ultimo, sulla cittadinanza destinataria degli interventi di divulgazione.   D’altronde è sotto gli occhi di tutti come tra le discipline scientifiche non tutte godano dello stesso riscontro mediatico “e quindi” (il virgolettato è un conseguenziale dal tono amaro) di una sufficiente attenzione da parte degli organizzatori di eventi e pubblicazioni a carattere scientifico-divulgativo.  All’interno della stessa chimica, non tutti gli argomenti e settori godono a loro volta della medesima popolarità, con il risultato che spesso argomenti fondanti meno simpatici ma pure irrinunciabili dal punto di vista culturale, vengono tralasciati a favore di argomenti spesso di nicchia, esotici ma di grande suggestione.

 

PLURALITA’ DI DIVULGATORI ECCELLENTI,
CARENZA DI ORGANIZZAZIONE DEDICATA.

Come in numerosi altri contesti della vita civile, economica e non per ultimo scientifica, l’Italia sembra caratterizzarsi da professionalità di eccezionale capacità e rilievo, penalizzate dall’assenza o dall’inadeguatezza di un’organizzazione in grado di valorizzarli e di fare insieme ad essi “sistema”.

blog scientificiMentre per la propria carriera lavorativa primaria assistiamo sempre più alla cosiddetta fuga di cervelli all’estero, per l’ambito della divulgazione scientifica, svolta per lo più come attività accessoria o secondaria, talvolta al limite della passione hobbistica, si assiste invece ad un fenomeno diverso: quello della parcellizzazione individualistica, della polverizzazione dell’offerta. Accanto a giornalisti e comunicatori scientifici altamente strutturati, idonei alle più istituzionali funzioni della comunicazione, ad esempio a servizio degli Enti Pubblici, assistiamo infatti al proliferare di freelance dell’informazione e dell’opinione scientifica, tanto che al destinatario finale della comunicazione risulta spesso difficile distinguere e valorizzare autorevolezza, affidabilità e credibilità.
“Nonostante questo le informazioni rese note da persone fisiche hanno difficoltà a emergere proprio perché provenienti da persone non appartenenti a istituzioni accreditate e che dunque non sempre godono d’autorevolezza (ad esempio i blog che si occupano di chimica non sono “riconosciuti” dalle Istituzioni, attraverso un link nella loro homepage).” – è ancora il commento di Francesca di Monte, emerso dall’esame autoriale dei vari interventi recensiti del database sulla divulgazione della chimica in Italia – “D’altro canto è abbastanza ovvio che, nel momento in cui il blogger venisse “fagocitato” da un’Istituzione, il suo ruolo di conversatore non sarebbe più lo stesso e la sua capacità di coinvolgere in un dialogo il grande pubblico sarebbe pregiudicata.”

Le Università ed i Centri di Ricerca potrebbero sì rappresentare i naturali centri di aggregazione di questi divulgatori scientifici professionali, se non fosse che esse risultano nella quasi totalità dei casi estranee alle logiche del web marketing & comunication che un certo senso accomunano la vendita di un prodotto con l’elargizione di un’informazione scientifica (pena per i trasgressori: sparire dallo scenario) ed infine… infine siamo concreti: non ne hanno forse abbastanza i nostri ricercatori del ruolo di insegnamento didattico insieme a quello di ricerca, per mettersi anche a dedicare tempo e risorse alla divulgazione verso chi pensa che gli atomi siano sostanze radioattive?
MIUREppure, come ci descrive nei minuziosi dettagli e nei suoi commenti anche in chiave opinionistica Palmiro Poltronieri dal suo blog Knendliky, il 2 dicembre 2012 è stato firmato un accordo tra il MIUR ed il CNR proprio per promuovere la cultura scientifica nel sistema scolastico, assegnando di fatto agli enti universitari e di ricerca una cosiddetta “terza missione”: quella di occuparsi della diffusione della cultura scientifica. Una cosa ben diversa dalla semplice didattica, anche nel caso in cui si scelga di applicarla nello stesso contesto della scuola secondaria.
Passando dallo scenario USA a quello UK, senza dimenticare la realtà nipponica a lui così vicina per i suoi trascorsi lavorativi, Knedliky raccoglie quasi alla lettera il tema di questa #30 edizione del Carnevale della Chimica, mostrando un’acutezza di approfondimento tematico ormai rara in un contesto di generale massimalismo.
Il primo articolo “Comunicazione della Scienza (parte I)” riporta, tra le altre menzioni, il testo originale a firma di Luigi Nicolais, presidente del CNR, che dopo aver introdotto l’accordo MIUR-CNR, esorta i ricercatori ad aderire all’indagine che tramite un questionario dovrebbe fornire la base di partenza per predisporre le fasi successive delle attività inerenti il suddetto accordo quadro.
Il secondo articolo “Comunicazione della Scienza (parte II) – in EU” già nella sua forma, ed in particolare nella sua limitata estensione, sembra trasmettere indirettamente l’idea che la diffusione della cultura scientifica in fondo non risulti essere ai primi posti nelle priorità dell’Unione Europea.

 

DAL VIGORE DELLE POLEMICHE ALL’AZIONE CONCRETA:
LA DIFFICOLTA’ DI AGGREGARE

Anche in campo scientifico, o meglio della divulgazione scientifica, sembrerebbe valere il detto secondo il quale l’erba del vicino è sempre più verde.
relazioni e pensiero scientificoPersonalmente, sono convinto del contrario: l’erba del vicino sembra più verde semplicemente perché sembra più folta, e questa impressione dipende dall’angolo di visione, più ridotto rispetto al suolo rispetto a quello perpendicolare con il quale solitamente guardiamo la nostra. Vista dall’alto, qualsiasi erba sembra composta da singoli fili rarefatti, quindi complessivamente di aspetto meno verde.
Ma dirò di più. Semmai dovessimo fare un confronto con il giardino dei nostri vicini, tanto in Europa quanto nel resto del mondo, quello che dovrebbe saltare all’occhio non è tanto il colore dell’erba, quanto la struttura delle aiuole.

Come ho avuto modo di argomentare in altri contesti, la diffusione di informazioni scientifiche inconsapevolmente o deliberatamente errate, qualora non nuoccia l’interesse o l’immagine di soggetti terzi, è ritenuto in fondo un reato senza vittime.
Ammetto che mi piacerebbe ascoltare su questo punto il parere di un giurista, partendo dal presupposto che  la parte lesa può in questo caso dirsi la collettività, sulla base del suo diritto a godere di un’informazione corretta e responsabile, o per lo meno coscienziosamente allineata allo stato dell’arte e della conoscenza attuali.
Passare da quelli che in inglese di definiscono “hoax” (l’equivalente dei termini italiani di beffa, scherzo, fandonia) ad una disinformazione o peggio ancora contro-informazione in grado di esercitare una nefasta influenza nelle scelte e nelle decisioni (a volte anche di natura politica) della popolazione meno preparata sul piano scientifico, è questione di un attimo, specie nello scenario del web2.0, dove a ciascuno, e senza particolari filtri, è offerta la possibilità non soltanto di potersi esprimere nelle sue opinioni e preferenze (giusta affermazione di democrazia) ma anche di poter affermare cosa è vero e cosa non lo è, lasciando come arbitro ultimo il lettore medesimo e la sua capacità di discernimento.
hoaxE’ su questo argomento che si muove il pungente articolo di Annarita RubertoHoax scientifici e disinformazione scientifica” per il blog Tutto Scienze (ex Scientificando): dall’acido citrico riportato in sigla come semplice E330 come temibile additivo alimentare nella divulgazione via volantino nell’epoca pre-internet alla diffusione delle teorie complottistiche come quella relativa alle scie chimiche, fino ad arrivare al punto in cui la contro-informazione (spesso semplicemente una disinformazione mirata) si diffonde paradossalmente più velocemente e più capillarmente dell’informazione ufficiale. Fino ad arrivare all’evergreen della pericolosità di DHMO ed alla relativa petizione per la sua messa al bando (numerose firme raccolte) come base di un progetto scientifico dal titolo “Quanto siamo creduloni?”.
Sempre di Annarita Ruberto è il post che ci aggiorna la memoria, nonché l’immaginazione, sulle nuove e sorprendenti proprietà che di anno in anno vengono evidenziate sul grafene e sulle sue straordinarie possibilità di applicazione: ad esempio lo avreste mai immaginato che “Il grafene potrebbe rendere internet cento volte più veloce“?

tavola1490Come la storia dei popoli e quella di ognuno di noi, anche la storia della cultura e quella della didattica procedono – più spesso di quanto non ci si aspetterebbe – più per alternative dicotomiche piuttosto che per evoluzione darwiniana. La scelta tra alternative possibili, talvolta poche, anche due soltanto, dettata dal caso – le sliding doors dell’omonimofilm di Peter Howitt – oppure da un atto deliberato, dall’influenza esercitata da una persona di potere, fino ad arrivare al caso di una vera e propria votazione democratica. Margherita Spanedda, dal suo blog Unpodichimica, prova a rileggere le carenze nelle cultura scientifica diffusa nel nostro Paese alla luce di una delle scelte più decisive, ma non per questo vincente, almeno con il senno del poi: quella dell’affermazione del primato delle discipline umanistiche, ed in particolare del classicismo, su quelle scientifiche, nella riforma di Gentile-Croce.
Divulgazione: divagazioni”, a dispetto del titolo, rappresenta tutt’altro che una divagazione, ma punta il dito direttamente sul problema, ed anche sulla sua alternativa storica, presentatasi in un’Italia fascista degli anni ’20 purtroppo politicamente incapace di recepirla, da parte di Federigo Enriques, ingegnere figlio di un noto matematico, noto ai più per la sua attività presso l’Olivetti ed in seguito per la lunga direzione della casa editrice Zanichelli. La necessità di una maggior integrazione tra discipline scientifiche ed umanistiche, fino alla valorizzazione della prospettiva epistemologica, potrebbe suonare per taluni come una nuova, recente acquisizione di consapevolezza, volta a favorire la crescita di una “cultura” scientifica, presupposto essenziale alla maturazione di una sana coscienza collettiva. In realtà questa possibilità si era già presentata circa un secolo fa proprio grazie all’attività editoriale ed associazionistica di Enriques, messa però a tacere senza troppi complimenti dalla mainstream italiana dell’epoca in funzione di priorità e di valori del tutto diversi da quelli oggi diffusamente riconosciuti.
Un articolo intelligente ed in qualche modo sofferto quello di Margherita, che si lega curiosamente ad una nota biografica della stessa autrice: quella di aver vissuto gli anni dell’infanzia nello stesso palazzo dove, molti anni prima, visse lo stesso Enriques.

ingredienti esperimentoLa fortuna che un bambino incontra nel poter crescere in un ambiente culturalmente stimolante è superata da ben poche cose: forse solo dalla fortuna che incontra un genitore nel crescere un figlio curioso e pronto a sperimentare. In questo aderisco senza indugio alla schiera di coloro che affermano che intelligenza non è sapere le cose giuste, ma porsi le giuste domande. Scienziato, maestro, regista ma soprattutto padre, nel senso più completo del termine, è Walter Caputo quando gioca insieme a suo figlio, sotto la traccia di un libro che contiene il “best of” di una pluripremiata collana ideata da Delphine Grinberg.  Si tratta di “Gioco Scienza – i 60 esperimenti più divertenti!” (per i bambini dai 6 anni in su e per i loro genitori), pubblicato dalla collana Scienza Snack dall’Editoriale Scienza nel mese di maggio 2013.
A leggere le parole ed a vedere le immagini ed i filmati della famiglia Caputo su “Il mistero dell’uovo che rimbalza” (pubblicato sul corporate blog Gravità Zero) si perviene in qualche modo alla più importante scoperta: quella del piacere di scoprire, insieme, anche con alle spalle decenni di scienza, il comportamento inaspettato di un uovo lasciato in ammollo nell’aceto bianco ben 72 ore.

Forse non di bambini, ma altrettanto bisognosi di supporto, onde uscire dalla dolorosa e in apparenza interminabile empasse culturale, e prima ancora sociale, economica e politica, è l’Africa che vuole fare di scienza, descritta da Paolo Pascucci, curatore dell’eclettico blog Questione della Decisione, nel suo articolo “La Chimica in Africa”.
trap cropI dati, stando ai più importanti indicatori internazionali, sono impietosi: nessun Paese africano (neppure il Sud Africa?!) risulta nei primi 20 posti degli Essential Science Indicator – per la cronaca l’Italia si trova all’8° posto in ordine di rank – e la situazione non appare diversa se si prende in considerazione lo specifico campo della chimica secondo il Science Watch oppure i primi 100 chimici al mondo per citazioni.
In un mondo globalizzato dove i problemi di ciascuno, seppur lontanamente ed indirettamente, sono destinati prima o poi a diventare i problemi di tutti, questa situazione ha destato da alcuni anni l’interessamento delle associazioni scientifiche dei paesi più sviluppati, come per esempio la Royal Society of Chemistry che dal 2006 ha cercato di aiutare i paesi in via di sviluppo a superare il divario di conoscenza concedendo loro di accedere gratuitamente alle loro pubblicazioni. A distanza di pochi anni, già si possono notare gli effetti di questa apertura, che hanno preso corpo nella costituzione di una Pan Africa Chemistry Network, una rete di conoscenza primariamente finalizzata al miglioramento degli aspetti essenziali della qualità della vita di competenza della chimica: produttività agricola, qualità dell’acqua, ricchezza ed ambiente.
Golden_book_of_chemistry_exprimentsUno degli effetti collaterali della diffusione di informazioni chimiche, specie se in concomitanza della disponibilità dei materiali descritti, è quello del loro uso a fini illeciti: dal mondo degli esplosivi ad uso terroristico alla fabbricazione di stupefacenti, dall’incolumità personale negli esperimenti fai-da-te alla potenziale intracciabilità delle microsorgenti di inquinamento ambientale. E’ così che insieme alla sempre maggiore restrizione nell’approvvigionamento delle sostanze chimiche pure da parte dei privati, si assiste sempre più ad una forma di nuova censura, operata per il bene collettivo della comunità. Marco Capponi, dal suo omonimo blog, ci riporta una simpatica carrellata storica, non priva di alcuni risvolti inquietanti, relativa ai libri ed ai manuali di esperimenti scientifici, e nello specifico chimici, pubblicati anche in Italia fino a pochi anni fa ed oggi praticamente introvabili. Oltre a libri di recente pubblicazione, come quelli dedicati alla chimica nella collana Brutte Scienze (dell’autore britannico Nick Arnold, edito in Italia da Salani), l’articolo “Chimica e Tossicologia tra le brutte scienze” di Marco Capponi si sofferma in particolare su quella che sembrerebbe essere una vera chicca degli anni ’60: The golden book of chemistry esperiment (Robert Brent, illustrazioni di Harry Lazarus, tradotto in italiano da Gabriella Aliverti e pubblicato dalla Mondadori con il titolo “I segreti della chimica”). Oggi il libro è bandito negli USA e non più commercializzato in Italia.

Lindau-Nobel-Laureate-MeetingsDi cosa parleranno poi i Premi Nobel che, ormai da 63 anni, incontrano sulle rive del Lago di Costanza, in Germania, le selezionate elite di giovani laureati in discipline scientifiche provenienti da ogni Paese del Lindau Nobel Lureates Meeting?   Ce ne parla Emanuela Zerbinatti, già curatrice del blog Arte e Salute, dalle pagine di Divulgazione Chimica nell’articolo “A tu per tu coi Nobel: Educare, inspirare, connettere. L’esperienza dal 63° Lindau Nobel Laureates Meeting ai Nobel della chimica in tour“.
Era infatti il 1951 quando a Lindau, sulle sponde del Lago di Costanza, in Germania, si inaugurò il primo Lindau Nobel Laureates Meeting. Allora il dibattito fu ravvivato da medici desiderosi di uscire dall’isolamento in cui la II Guerra Mondiale li aveva relegati. L’ultimo, che si è svolto dal 30 giugno al 5 luglio 2013, sempre a Lindau, ha visto invece la partecipazione di diverse generazioni di chimici desiderosi di confrontarsi sulle reciproche esperienze.   Ad appredere le modalità di svolgimento del meeting, del quale Emanuela ci rivela retroscena e punti di forza, si scopre che siamo quasi agli antipodi di una lectio magistralis, avvicinandoci invece molto di più a quel confronto tra esperienze, con quel misto di distanza generazionale e di sapienza fiduciaria, che da sempre ha caratterizzato uno degli elementi fondamentali nella trasmissione culturale da Maestro a Discepolo.

I fuori-tema di questa 30° edizione estiva del Carnevale della Chimica sono numerosi ma non meno interessanti, tanto che a ben vedere si scopre che in fondo in fondo così fuori tema non sono neanche.

Louis_Camille_MaillardLeonardo Petrillo, per esempio, dal suo blog Scienza e Musica, con il suo articolo “La chimica del pollo arrosto e degli autoabbronzanti” unisce con il filo conduttore rappresentato dalle reazioni di Maillard la formazione del profumo e soprattutto del colore dorato del pollo arrosto con l’azione delle creme solari a base di diidrossiacetone sulla nostra pelle. A parte l’informazione, per me del tutto nuova, relativa all’estraibilità di questa molecola, detta anche “glicerone” da fonti vegetali quali ad esempio la barbabietola e la colza, l’articolo cita, anzi riporta, un brano proprio sulla cottura del pollo arrosto, tratto dal celeberrimo saggio “La Chimica in Cucina” di Hervé This, un divulgatore scientifico di certo non italiano ma che ha contribuito non poco alla diffusione della cultura chimica presso le cucine e presso i buongustai del nostro Paese.

GianLuigi Filippelli tramite il suo blog DropSea ci regala due piccole perle secondo la migliore tradizione di divulgazione scientifica made in Italy.
20130620-popsci_barks_kroyer01La prima (“Kroyer, Barks e il polistirene espanso“) racconta la storia di un brevetto (utilizzato per rimettere in galleggiamento le navi rovesciata tramite l’espansione del polistirolo al loro interno), rifiutato in Olanda per via di una precedente descrizione della stessa invenzione…  niente poco di meno che da Paperino, nell’avventura a firma di Carl Barks del 1949 “L’eredità di Paperino”. Il caso, riferito alla richiesta da parte dell’inventore danese Kark Krøyer nel 1964 e successivo alla rimessa in galleggiamento della nave Al Kuwait, ribaltatasi nell’omonimo porto, ha fatto addirittura letteratura scientifica nelle discussioni sui brevetti, come ci racconta con dovizia di particolari e riferimenti bibliografici lo stesso Gianluigi.
La seconda storia è relativa in qualche modo al valore storico di una teoria scientifica in quanto preziosa e talvolta irrinunciabile tappa verso una conoscenza sempre più profonda della natura, al di fuori delle logiche di semplificazione che vorrebbero probabilmente una recisione netta tra le teorie vere e quelle false, includendo in queste ultime tutte quelle in qualche modo superate “e quindi” da buttare alle ortiche.
Cento anni di teoria atomica” racconta dell’intuizione di Niels Bohr: una visione teorica che, per quanto superata (tra gli altri anche dai suoi stessi studi successivi) in quanto teoria unificante della struttura elettronica in grado di spiegare, almeno nelle intenzioni, tutte le proprietà degli atomi e delle molecole, ha costituito infatti la base sulla quale pochi anni dopo Schrödinger pubblicò la sua equazione e sulla quale si basano concetti oggi sulla bocca di tutti, autori e divulgatori scientifici.

divulgazione_chimicaEccoci dunque alle ultime righe, che vorrei spendere per questo sito web, nato un anno e mezzo fa con l’intenzione di rappresentare un servizio aperto alle segnalazioni di fatti, pubblicazioni, personaggi ed eventi riguardanti la divulgazione della chimica, in Italia e nel Mondo, pensata per tutti i cosiddetti “non addetti ai lavori”.
Paolo Gifh, Silvia Caruso ed ora Emanuela Zerbinatti, oltre alla mia, sono le firme che hanno contribuito fino ad oggi alla crescita ed al sostegno di Divulgazione Chimica.
Un servizio a disposizione di tutti, un Osservatorio online che, al pari di tanti altri osservatori, vive e si nutre di informazione: dell’informazione che ognuno di voi, bontà sua, vorrà inserirvi, o inviando le sue segnalazioni ai redattori, oppure richiedendo direttamente l’accesso personale.

L’edizione del mese di agosto, la #31, sarà a cura del nostro instancabile Palmiro Poltronieri che, dal suo blog Knedliky, ha scelto di puntare i riflettori su…

 

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15 risposte a #30 Carnevale della Chimica: ‘Parlar di Chimica fuori porta’

  • Franco Rosso scrive:

    Certamente Annarita, sono convinto che nessuno di noi sia nelle condizioni di scagliare la prima pietra proprio perché stiamo parlando, se non di un male comune, per lo meno di un malanno che, magari in momenti diversi, ha riguardato ciascuno di noi. Alcuni certamente meno di altri, e coloro che hanno partecipato con i loro articoli e poi anche nella discussione men che meno, anzi. E poi sì, concordo anche sulla questione delle “simpatie”, fattore che almeno nel campo scientifico dovrebbe essere messo al bando.

  • annarita scrive:

    Scusate mi sono mangiato un pezzo, in apertura del commento precedente mi riferivo a questa affermazione: “Vero è che si fa sempre più fatica a coinvolgervi ed è sconfortante”

  • annarita scrive:

    No per piacere, non esordiamo in questo modo! Qui è il “noi” e non il “voi” il pronome da utilizzare, perché è il “noi” a fare cooperazione ed aggregazione.

    Mi sono rotta, consentitemi l’espressione ma è quel che provo veramente al riguardo, di sentire lamentele e piagnistei sulla comunicazione scientifica che non passa.

    Bisogna avere il coraggio di ammettere che una grande responsabilità per quanto riguarda la scarsa partecipazione è proprio dei blogger scientifici, che non si mettono in discussione e che continuano a fare blogging in modo obsoleto.

    Comincio a pensare che non sia ben chiaro che cosa si voglia fare veramente e a nutrire qualche dubbio anche sul reale desiderio di condividere le conoscenze. Ho notato che si è in pochi a rilanciare, ad esempio, l’avvenuta edizione di un Carnevale scientifico sul proprio blog o almeno lo si fa, comincio a pensare, con chi ci sta “simpatico”. Tutto ciò, per quanto mi riguarda, ha cominciato a pesare e da attivista qual ero (segnalavo tutto di tutti prima e dopo e partecipavo costantemente a tutte le edizioni), ultimamente mi sto un po’ defilando perché sto mettendo in discussione la reale volontà condivisa di fare aggregazione.

    Le edizioni di tutti i carnevali scientifici da me ospitati sono sotto gli occhi di tutti ed è evidente che hanno registrato sempre una altissima partecipazione come post e come commenti. Perché? Perché ci mettevo una grande passione e mi facevo un mxxxo così per coinvolgere e per allestire una kermesse accattivante. Ho coinvolto, ogni volta, che ospitavo una edizione anche altri media, che rilanciavano l’edizione. Quanti di noi lo fanno?

    Inoltre, dalla mia esperienza, i blogger scientifici stranieri sono più democratici: rispondono ad ogni singolo commento (cosa non diffusa tra i blogger italiani) e, inoltre, segnalano e rilanciano sui propri blog i post scientifici dei colleghi in post dedicati appositamente. Quanti di noi lo fanno? Personalmente non ne vedo o ne vedo pochissimi a farlo.

    Adesso vado a fare una segnalazione di cose calde dal web sul mio blog.

  • Franco Rosso scrive:

    Concordo pienamente, specie nella necessità di superare l’energia di attivazione tramite un processo aggregativo.
    Infatti, mica abbiamo fondato un’associazione per divertimento! 🙂

  • palmiro scrive:

    E’ vero, abusiamo in complimenti e formalità di facciata, e questi sfoghi servono, toccano il nocciolo della questione. Potremmo fare di più e meglio? siamo in grado di superare la frammentarietà dei contributi individuali, che sulla pagina del carnevale danno l’idea di un risultato casuale e ad incastro di puzzles da scatole diverse? Dopo aver ideato una presentazione powerpoint, solo il tornarci e limare la fa diventare un prodotto presentabile. Chissà, se si riuscisse a far circolare una bozza in anticipo di un mese, se i posts del carnevale riescano a acquistarci in contenuti e forma… (per la perdità in attualità, c’è sempre l’opportunità di una aggiunta di una notizia in extremis). Non dimentichiamoci che i video sulla tavola periodica pubblicizzati sul sito della royal chemical society in Uk sono il frutto di centinaia di ricercatori di varie università inglesi, quindi a questo punto credo che il collo di bottiglia sia ancora ottenere l’aggregazione di un nucleo sufficiente di competenze, come dire, l’energia della reazione non è molto elevata ma bisogna superare l’energia di attivazione, per arrivare ai prodotti

  • è vero le cose da fare, gli impegni,… però non si è poi nella posizione di lamentarsi. Anche chi secondo noi ci deve informazione scientifica come si deve o spazio per farla noi potrebbe rispondere che non ha tempo.

    Il fatto è che la partecipazione, i cenni di esistenza in vita del pubblico sono il metro attraverso cui chi dovrebbe investire in un progetto valuta se ne vale la pena o meno. se uno ha pure un sacco di idee per migliorare o ampliare un progetto come fa a sperare che si trovi il coraggio di investire quando nemmeno quello che già c’è viene seguito?

    Se si vuole qualcosa bisogna dare qualcosa in cambio. O quanto meno dimostrare di tenerci davvero.
    Quello che c’è non diamolo per scontato: impegniamoci per tenercelo, per migliorarlo se è il caso o per ampliarlo se non ci basta più. Ma non stiamo fermi a guardare l’entusiasmo di chi ancora ci crede spegnersi lentamente davanti al vuoto dell’indifferenza

  • Franco Rosso scrive:

    Accidenti, com’è dolorosamente vero quello che scrivi Emanuela!
    In un certo qual web scientifico sembra che lo sport preferito sia lamentarsi e giocare a chi sogna più in grande, ma quando si propongono cose concrete, quelle che “ti portano via un po’ del tuo tempo” alla fine tutti si defilano.
    La scusa ufficiale è quella che si hanno troppe cose da fare e che si sono già presi troppi impegni, ma mi domando: non ci è concesso almeno stabilire una scala di priorità in quali progetti investire il nostro poco tempo libero?

  • Eppure anche il nostro Franco ogni tanto si lascia prendere dal pessimismo. Già si immaginava zero commenti dopo tutto il suo lavoro 🙂

    Vero è che si fa sempre più fatica a coinvolgervi ed è sconfortante.

    Ovviamente chi ha inviato contributi o è venuto a leggere il post finale o chi lo ha commentato è il meno adatto a sorbirsi questo sfogo. Però un pochino delusa lo sono: è troppo facile lamentarsi per il poco spazio che si da alla scienza, quella vera, e poi non fare nulla per seguire o sfruttare chi invece fa i salti mortali per darci quello che rivendichiamo.

    i vostri commenti entusiasti in parte sono una soddisfazione dall’altra però preferirei chiedere a voi che almeno vi prendete la briga di venire a commentare: siate sinceri, anche a costo di fare meno complimenti e e più critiche. Non ci si offende. Siamo tra persone adulte e le critiche costruttive si sanno incassare se ci permettono di migliorare e darvi quello che vorreste e vedere un po’ più coinvolgimento. In cosa si sta sbagliando?

    La tesi è molto significativa. Quello che sconcerta è che i risultati si potrebbero applicare non solo ai media generalisti, ma anche a noi blogger scientifici. La chimica a parole è importante per tutti, ma poi quando si tratta di occuparsene tutti si defilano. Perché? C’è qualcosa che possiamo fare per piacervi di più? dateci suggerimenti. Aiutateci a piacervi!

    Scusa Franco se ho interrotto la serie di commenti entusiasti ma mi è venuto dal cuore. Comunque ripeto: voi che siete venuti siete i meno adatti a subire lo sfogo. Ma magari siete i più adatti ad aiutarci a capire o almeno a spargere la voce anche con gli altri visto che sembrate tenerci alla divulgazione della chimica se continuate a dedicargli tempo coi vostri commenti e contributi 🙂

  • Davvero un’ottima edizione del Carnevale, straordinariamente organizzata, su una tematica veramente interessante!
    Complimenti vivissimi a Franco per l’eccellente allestimento e a tutti i bravissimi partecipanti.

  • annarita scrive:

    Una edizione ben riuscita e coinvolgente sia per la tematica trattata che per il sapiente allestimento. Molto interessante il lavoro di Francesca di Monte!

    Una unica precisazione: il mio blog dedicato alla Scienza non è “ex-Scientificando”, bensì è sempre Scientificando con un nuovo URL.

  • Franco Rosso scrive:

    Grazie a voi, e bando al pessimismo di chi giudicava il suo stesso intervento “non a tema”: in qualche modo siamo riusciti a dimostrare che è quasi impossibile fare divulgazione scientifica senza parlare anche “della” divulgazione scientifica stessa… Una riflessione doverosa e ricca di sorprese, specie se si è disposti a valutare I feedback del processo comunicativo!

  • palmiro scrive:

    partecipazione coinvolgente, durante la stesura e dopo, anche con la chat di FB! complimenti per la tesi, e per il lavoro di tutoraggio! peccato tralasciare l’argomento, più voci che intervengono sull’argomento sono stimolanti. Oggi ci sono questi strumenti dei PON scolastici, che permettono la strutturazione di stages pratici presso i laboratori (probabilmente unica fonte di eventuale remunerazione per chi divulga e allestisce prodotti multimediali), il resto per ora è a gratis, come volontariato. Forse, nell’ottica di una premialità futura dei migliori, ci sarebbe uno stimolo a cimentarsi e operare di più in questo campo…

  • Mi sembra siano stati colti diversi aspetti del problema e questo rende il Carnevale particolarmente interessante. Concordo con Paolo quando sottolinea l’accuratezza e la professionalità con cui hai saputo collegare e presentare i contributi.
    Bella e utilissima edizione!
    Margherita

  • Paolo Pascucci scrive:

    Molto professionale come al solito e ben curate le introduzioni ai pezzi in un filo logico che unisce tutti gli articoli.

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