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Negli ultimi anni c’è stato un avvicinamento nei confronti dell’erboristeria. Molti pur essendosi avvalorati degli aspetti terapeutici dei prodotti, ancora oggi credono che l’erboristeria si basi su concetti dovuti alla tradizione. In parte è così ma in parte si può dire che dietro allo studio delle cure tradizionali c’è stato anche uno studio teorico/pratico scientifico. L’erboristeria racchiude un ampia gamma di studi che vanno dall’anatomo-fisiologia fino a quelli di tipo chimico-fisici.
Come tutti gli organismi le piante hanno un metabolismo primario che permette alla pianta la formazione di molecole che le permettono l’accrescimento. Questi esseri viventi hanno anche un metabolismo definito secondario, che implica la formazione di composti che danno la biodiversità e l’individualità alle specie nel nostro pianeta. I metaboliti secondari sono delle molecole che non sono necessarie all’accrescimento della pianta, ma hanno funzione biologica di:
– attrazione degli insetti: tramite sostanze coloranti, dolci o profumate;
– cicatrizzare lesioni;
– per detossificare l’organismo da alcuni prodotti catabolici;
– come riserva di azoto e carbonio;
– per difesa da parassiti e erbivori: tramite sostanze amare, tossiche, veleni oppure ormoni che inibiscono la crescita larvale;
- in molti casi non è noto lo scopo di questi composti.
Per molti anni, in seguito a studi e a ricerche scientifiche, tramite dei processi di sintesi o semisintesi di questi composti si sono ottenuti quei farmaci che tutti giorni compriamo o troviamo sui banconi delle farmacie. Questi
composti, derivati dal metabolismo secondario, possono essere sostanze coloranti, composti tossici, composti volatili e tanto altro. Forse qualcuno di voi avrà sentito parlare di flavonoidi, antrachinoni, alcaloidi oppure glicosidi. Ad esempio chi spesso va a passeggio nei boschi saprà certo che alcune piante sono commestibili ed altre no e la causa di questa differenza è proprio la presenza di questi composti che nel nostro organismo, interferendo con le nostre attività fisiologiche, provocano danni, molte volte portando anche alla morte. Oggi dopo anni di studi e di ricerche sappiamo ad esempio che molti alcaloidi possono essere usati dai medici per curare patologie gravi. L’atropina, che si estrae da Atropa belladonna, ha un’azione parasimpaticolitica e chimicamente viene classificata come un composto a nucleo tropanico, derivato a sua volta dalla
condensazione di un nucleo pirrolidinico e da uno piperidinico. È un composto biciclico. La troviamo impiegata in oftalmologia sotto forma di gocce. Queste gocce vengono instillate nell’occhio e hanno un’ azione midriatica, ovvero aumenta l’apertura del diaframma pupillare, permettendo l’ispezione del fondo. Prendiamo ad esempio un altro nome che di sicuro avrete sentito: l’oppio, di certo ricordato per il fatto che nel tempo dei “poeti maledetti” l’uso di questa droga era di tipo voluttuario. Molti ancora oggi ne abusano e il Papavero da oppio è coltivato legalmente ancora oggi in Medio Oriente solo sotto indicazione dell’OMS. Purtroppo questa pianta è ancora usata a scopo voluttuario in India e in Cina dove esistono ancora oggi le fumerie d’oppio ma si può dire che al giorno d’oggi ne è stato trovato un composto biciclico. La troviamo impiegata in oftalmologia sotto forma di gocce. Queste gocce vengono instillate nell’occhio e hanno un’ azione midriatica, ovvero aumenta l’apertura del diaframma pupillare, permettendo l’ispezione del fondo. Prendiamo ad esempio un altro nome che di sicuro avrete sentito: l’oppio, di certo ricordato per il fatto che nel tempo dei “poeti maledetti” l’uso di questa droga era di tipo voluttuario. Molti ancora oggi ne abusano e il Papavero da oppio è coltivato legalmente ancora oggi in Medio Oriente solo sotto indicazione dell’OMS. Purtroppo questa pianta è ancora usata a scopo voluttuario in India e in Cina dove esistono ancora oggi le fumerie d’oppio ma si può dire che al giorno d’oggi ne è stato trovato un composto biciclico. La troviamo impiegata in oftalmologia sotto forma di gocce. Queste gocce vengono instillate nell’occhio e hanno un’ azione midriatica, ovvero aumenta l’apertura del diaframma pupillare, permettendo l’ispezione del fondo. Prendiamo ad esempio un altro nome che di sicuro avrete sentito: l’oppio, di certo ricordato per il fatto che nel tempo dei “poeti maledetti” l’uso di questa droga era di tipo voluttuario. Molti ancora oggi ne abusano e il Papavero da oppio è coltivato legalmente ancora oggi in Medio Oriente solo sotto indicazione dell’OMS. Purtroppo questa pianta è ancora usata a scopo voluttuario in India e in Cina dove esistono ancora oggi le fumerie d’oppio ma si può dire che al giorno d’oggi ne è stato trovato un metodo d’impiego anche terapeutico. Il Papavero da oppio ha un contenuto in principi attivi dato da 25 alcaloidi tra i quali morfina e codeina. Morfina e codeina, sono molecole che hanno un nucleo isochinolinico e nuclei a struttura fenantrenica e sono utilizzati dai medici come antidolorifici e antianalgesici: questo effetto è dovuto al fatto che agiscono sul sistema nervoso centrale impedendo al cervello di prendere coscienza del dolore che il paziente prova (il dolore c’è ma il paziente non ne è cosciente).
Quindi nel mondo dell’erboristeria con il termine droga non si intende quel composto, spesso illegale, di cui molti ne fanno un uso voluttuario. Per l’erborista la droga è quella parte della pianta che contiene il principio attivo. Il principio attivo è quella molecola che ha una qualche attività sul nostro organismo e molto spesso è di interesse farmacologico oppure che hanno un’azione benefica sul corpo.
Abbiamo delle droghe che contengono ad esempio i tannini. I tannini sono polifenoli, cioè molecole formate da un benzene che lega più gruppi ossidrilici a volte possono essere complessati con molecole proteiche. Hanno attività astringenti e antisettiche. Ad esempio l’uva ursina oppure la rosa rossa.
Droghe che contengono glicosidi, composti che hanno uno zucchero e una parte che non è uno zucchero (definito aglicone) legati con un legame glicosidico (che è un legame acetalico). Queste droghe hanno un azione diversa dipendente dalla natura dell’aglicone. L’aglicone può essere antrachinonico, cianogenetico, tiolico e altro. Per esempio la famossima pianta Aloe, di cui usiamo il succo nelle foglie, presenta composti antrachinonici e la sua azione va dalla semplice azione eupeptica fino all’uso come purgante drastico, tutto dipendende dalla quantità del principio attivo, dal tipo di estrazione e dal tipo di aloe. Anche la liquerizia che mangiamo tutti i giorni sottoforma di caramelle ha una sua azione in campo farmaceutico che è quella di coprire il sapore amaro delle medicine. Inoltre è nota l’importante azione benefica per chi ha la pressione bassa; questo accade perché i suoi componenti chimici interferiscono con gli ormoni surrenali che controllano l’equilibrio idrico salino e questo ha un risvolto sul valore della pressione massima arteriosa.
Nelle droghe contenenti glicosidi ci sono agliconi che hanno un’azione cardiocinetica come ad esempio la famosissima Digitalis purpurea una pianta che aiuta moltissimi cardiopatici a regolare l’attività del miocardio. Bisogna stare attenti perché quando il cardiopatico inizia a prendere questi farmaci con il tempo ci sono effetti di tossicità.
Ma l’uomo non utilizza questi composti solo ed esclusivamente per un interesse farmaceutico. Prendiamo ad esempio la vanillina, che ha una struttura chimica con un anello benzenico, un gruppo alcolico e un gruppo aldeidico. Questa molecola è usatissima nell’industria alimentare a scopo aromatico. Anche il linalolo, che è un olio essenziale presente nella lavanda viene utilizzato nel campo cosmetico come profumo.
Anche nel passato queste sostanze, che ovviamente non erano conosciute dal punto di vista chimico/strutturale, venivano utilizzate dai nostri antenati. Proprio come noi, con il tempo, con l’osservazione e tramite delle sperimentazioni grezze arrivarono a capire quali piante usare, in che modo e per quale scopo. Al giorno d’oggi si conoscono più di 100.000 composti che hanno un qualche uso utile per l’uomo.
Tutti noi nel nostro quotidiano assumiamo dei composti chimici che per noi erboristi hanno delle caratteristiche peculiari: chi non si è mai chiesto perché bere un po’ di cioccolato rende più felici? Chi non ha mai bevuto un po’ di tè e improvvisamente sentirsi un po’ più energico? In quanti non possono resistere alla tentazione del caffè dopo pranzo?
Cioccolato, te e caffè, estratti rispettivamente da Theobroma cacao, Caffea arabica e Thea sinensis, hanno un contenuto di composti chimici a struttura xantinica (o purinica). Tutte e tre queste bevande contengono teobromina, teofillina e caffeina. E anche se sembrerà strano il contenuto di caffeina più alto è nel tè. Queste xantine hanno un effetto stimolante del sistema nervoso centrale, dell’apparato cardivascolare e di quello gastrointestinale. Soprattutto il caffè, che irrita moltissimo la mucosa intestinale in quanto stimola le secrezioni gastriche, è controindicato per chi ha gastriti o ulcere.
Tutti questi composti sono prodotti tramite vie biochimiche peculiari che sono strettamente interconnesse con le vie metaboliche del metablismo primario. Infatti i metaboliti secondari vengono prodotti a partire da composti del metabolismo primario che sono:
1. via dell’acetato
2. via del mevalonato
3. via dello shikimato
La via dell’acetato porta alla sintesi di acidi grassi, composti polichetidici e prostaglandine. Ovviamente essendo queste vie biologiche necessitano tutte di enzimi. I questa via l’acetil CoA (comune nel metabolismo primario) diventa malonil CoA che interviene meglio nelle reazioni in quanto avendo strutture di risonanza ha una base coniugata più stabile. Dopo aver formato il malonil CoA tramite una condensazione di Claisen (una reazione che porta a una disidratazione e all’eliminazione di anidride carbonica) si aggiunge dell’acetil CoA che porta alla formazione di catene più o meno lunghe di polichetidi. Da questi polichetili (molecole con dei gruppi carbonilici separati da un carbonio acido) poi si possono ottenere acidi grassi oppure possono chiudersi a ciclo tramite delle reazioni di addizione nucleofila al carbonio acilico intramolecolare che poi possono aromatizzare e acquisire gruppi ossidrili. I più importanti composti che si formano sono gli antrachinoni che hanno effetti purganti di tipo meccanico. I derivati antrachinonici possono derivare dalla combinazione delle altre vie.
Nella via del mevalonato si formano steroidi e i composti di interesse erboristico più importanti e più diffusi in natura: i terpeni. I terpeni sono conosciuti anche come olii essenziali e sono sostanze volatili (che raggiungono le vie olfattive) idrocarburiche con doppi legami. Si ottengono tutti a partire dall’isoprene (2-metil-1,3-butadiene) che si uniscono tra di loro. Possono essere catene lineari o cicliche. L’isoprene si ottiene a partire dalla degradazione di molecole più grandi. Dall’isoprene si ottengono dei derivati, IPP (isopentenil difosfato) e il DMAPP (dimetil allil difofosfato), e questi faranno partire la via del melvalonato. I terpeni vengono classificati in base al numero di carboni che li compongono.
Nella via dell’acido shikimico si ottengono dei composti amminici fenilalanina, tirosina e triptofano (più tutti i derivati indolici), molti alcaloidi e tannini.
Ci sono moltissimi composti che però non derivano direttamente da una sola di queste vie ma derivano dalla combinazione di più vie.
Questi composti quando vengono usati nell’erboristeri sono solitamente associati in fitocomplessi e necessitano di un tempo più lungo di somministrazione. Ecco perché le cure in erboristeria hanno bisogno di costanza. Ma soprattutto è bene ricordare che non tutti gli esseri umani sono uguali e molte volte chi vuole curarsi con dei prodotti erboristici deve tener conto del quantitativo assunto e dei tempi dei reazione del proprio corpo.




