concorso

Condividi

Partecipa!

Il tuo libero contributo sarà interamente devoluto alle attività di divulgazione della Chimica.
concorso

dal concorso

cucina di Mendeleev

“E in fondo cucinare cos’è, se non l’arte di trasformare?”
Hervé This

Il primo incontro degli studenti con la chimica a scuola è sempre difficile e problematico.   La maggiore difficoltà nasce dall’uso di un linguaggio tecnico estraneo all’esperienza degli studenti.  Eppure i ragazzi senza saperlo fanno esperienza di reazioni chimiche e fisiche nel loro ambiente quotidiano casalingo, in cucina o nel bagno. vvLa cucina rappresenta quindi un ambiente familiare nel quale osservare e sperimentare le trasformazioni della materia adoperando materiali facilmente reperibili, familiari agli studenti e non tossici da manipolare.

ALLA SCOPERTA DELLE REAZIONI CHIMICHE

Prova a rispondere alle seguenti domande:
1)  Hai mai sentito parlare di sostanze acide e basiche?  Se si, fai qualche esempio di sostanze acide e basiche.
2)  Che differenza c’è tra sostanze acide e basiche?  Prova ad assaggiare il succo di limone e una soluzione di ammoniaca per dolci: che gusto hanno?
3)  Come facciamo a sapere se una sostanza è acida o basica?
4)  Cosa succede se si mescolano sostanze acide e basiche?

Risposte

1)  Si, solo di sostanze acide. Non so cosa siano le sostanze basiche.   Forse è una sostanza basilare, di base.   Esempi di sostanze acide: succo di limone, aceto, vino, candeggina, ammoniaca, antiruggine.  “Non sono sicuro, ma il vino è acido?” mi chiede uno studente.
2)  Non so quale sia la differenza.  Se provo ad assaggiare il succo di limone lo so è acido, se assaggio l’ammoniaca…  Si può assaggiare l’ammoniaca? (suggerisco: “Prova a leggere l’etichetta”)  Sull’etichetta c’è scritto “E’ come la vanillina” (intervengo: Sai cos’è la vanillina?)  E’ una sostanza  usata per fare i dolci. L’ammoniaca è brutta, sgradevole e dà fastidio al naso.  Ha un sapore amaro.   Salato, dice un altro ragazzo.
3)  Non lo so.
4)  Provo a mescolare le sostanze che abbiamo portato da casa: con alcune non succede niente con altre si formano bolle come con il succo di limone con l’ammoniaca per dolci.  (Suggerisco: prova a mescolare in ordine prima succo di limone con ammoniaca e poi in un altro bicchiere ammoniaca con succo di limone).  Il risultato non è identico nei due casi. Si forma schiuma che si alza nel bicchiere e poi fuoriesce ma nel primo caso è più veloce. (Intervengo:  Che cos’è una schiuma?  Se non lo sai proveremo a scoprirlo nelle prossime attività)  E’ avvenuta una reazione chimica, un fenomeno chimico che avviene quando due sostanze si incontrano.  (Che cosa intendi quando dici “è una reazione chimica?”)  Ho usato questa parola perché mi viene più facile.  (Suggerisco di provare con altre sostanze:  Che cosa succede se uso altre sostanze acide diverse dal succo di limone mescolate con l’ammoniaca?  Si forma sempre una schiuma?).  Con l’aceto e l’ammoniaca si forma una schiuma mentre con vino e ammoniaca no però si forma un colore scuro che prima non c’era.
(“Molto interessante.  Cercheremo di capire questo altro risultato sperimentale nelle prossime esperienze.”)

effervescenza schiumosa di anidride carbonica per reazione fra sodio bicarbonato ed un acido

Nella prossima esperienza di laboratorio vedremo come distinguere una sostanza acida da una basica attraverso l’uso di sostanze estratte da vegetali.   Procuratevi cavolo rosso, rape rosse, radicchio, rose rosse… tutti i vegetali che riuscite a reperire dal colore rosso o viola scuro.
“Professore non è questo il periodo per i cavoli rossi.” (“Che cavolo! Faremo a meno dei cavoli rossi. Ah, sapete nel corso di aggiornamento che sto frequentando mi hanno regalo del Blu di Bromotimolo).   Che cos’è il blu di bro…?  (Alla prossima, ragazzi).
Il pH bar ancora non esiste.   Il dottor Mendeleev è uno sconosciuto e i ragazzi non sanno ancora cosa succederà in questo percorso.

ALLA SCOPERTA DI ACIDI E BASI

In questa seconda esperienza di laboratorio abbiamo utilizzato il cavolo rosso, le rape rosse e il radicchio per estrarre un succo indicatore di acidità. L’esperienza è stata suddivisa in quattro fasi secondo una modalità di approccio costruttivista all’insegnamento delle scienze denominato The Learning-Cycle descritta nel testo di Anton Lawson, Biology. A critical-thinking approach, Addison-Wesley.

Gli studenti rispondono a domande-stimolo: “Cosa hanno in comune i tre prodotti?”, “C’è qualche studente che li ha utilizzati o mangiati in qualche occasione a casa?”, “Come possiamo utilizzarli per il nostro lavoro di chimica?”.   Gli studenti sono sorpresi e divertiti. “Professo’, che profumo.   Tutti e tre hanno le foglie viola scuro.   Ho indovinato?” Gli studenti imparano ad estrarre il succo dal cavolo rosso, dalle rape rosse e dal radicchio usando pentole e provette.   Qualcuno osserva: “E’ come abbiamo fatto per la clorofilla solo che abbiamo usato l’alcool.”   Rispondo che anche in questo caso si potrebbe usare l’alcool ma siccome non dobbiamo conservare a lungo l’estratto e per evitare eventuali danni da un uso improprio dell’alcol, meglio usare solo l’acqua calda per preparare l’estratto.
Gli studenti stanno diventando cuochi provetti (o meglio cuochi-provetta) e si divertono a preparare con cura gli estratti che poi utilizzeranno per osservare cosa succede se alle diverse sostanze trovate in casa, aceto, vino, bicarbonato, ecc., si aggiunge l’estratto preparato.
“Cambia il colore, rosa o blu.”  Intervengo: “Le sostanze acide sono rosa o blu?” “Rosa”  “E quelle blu cosa sono?” “Antiacidi, sostanze basiche, giusto?”
Gli studenti fotografano i loro risultati.  Con il cavolo rosso il contrasto tra acidi e basi è più netto e leggibile mentre con il succo di rape rosse e con il radicchio i risultati sono stati meno chiari.   Mi diverto ad osservarli in azione: non sono molto diversi da un formicaio in piena attività, una mescolanza…pardon un miscuglio di ordine e caos.   Arriva in classe il genitore di un ragazzo che deve uscire in anticipo. “Professore, state facendo chimica, vero? Come va mio figlio?”  “Bene.”  Gli descrivo il nostro lavoro di scienze e lui soddisfatto porta via il figlio.

indicatori naturali di pH estratti da vegetali

E’ il momento di introdurre la terminologia scientifica.   Consultiamo il libro di testo scolastico e copriamo insieme cosa sono gli acidi, le basi, i sali, il pH, le cartine indicatrici e la scala di pH, il pH-metro. “Il pH-metro!?”  Ho portato in classe un pH-metro portatile che ho usato un anno per un lavoro sulle piogge acide.   I ragazzi sono catturati dall’oggetto. Spiego come si usa. “Professo’ quanto costa?” è la prima domanda che mi fanno sempre gli studenti.  “Dove l’avete comprato?”  “Su Internet, of course.   Potreste trovarlo anche in un negozio di acquari ma si fa prima ad acquistarlo su Internet.   Il negoziante vi potrebbe vendere solo il pH-metro mentre a voi servono anche le bustine a pH noto per tarare lo strumento e spesso il negoziante non ve lo dice, come è capitato a me.   Così ho preferito usare Internet. “  “Grande professo’, usiamolo.”
Spiego: “Acidi e basi sono un po’ come due giocatori che si scambiano una pallone.   L’acido lancia il pallone alla base che lo prende.   Più palloni ci sono in campo e più è acido l’ambiente.”
“E chi fa goal?” E’ il limite di ogni analogia se viene forzata troppo.
Più difficile da spiegare è il significato matematico di pH.   Riprendo le conoscenze sull’elevamento a potenza e sulle operazioni inverse per parlare di logaritmi e il vantaggio dell’uso delle scale logaritmiche.   Ho aperto un’altra delle mie finestre sul mondo della matematica che non rientra nei programmi per la scuola secondaria di primo grado.   Scienza e matematica mi aiutano ad aprire nuove finestre sul mondo.  Gli studenti sono esaltati e un po’ confusi.   Ci vorrebbe un salto al pH bar per distendersi un po’ (pH bar è il nome del bar che frequentavo da studente universitario dopo le lezioni di chimica).   “Professo’ c’è un pH bar a scuola?”   Si proprio in questa classe.   (Mi piacciono le metafore)  “Vi offro una tazza di tè.”

Ci troviamo nel pH bar.  E’ il momento dell’applicazione delle conoscenze, il momento della verifica delle competenze. Prepariamo del tè. Ci versiamo del limone. “Cosa succede? Si può utilizzare il tè come indicatore di pH? Come fai a verificarlo?”  Gli studenti che già hanno acquisito familiarità e sicurezza con le procedure di laboratorio si buttano a capofitto nel provare il te come indicatore con diverse sostanze.   I risultati confermano l’ipotesi di partenza basata sull’esperienza quotidiana nella preparazione del te al limone. Ora gli studenti si dimostrano soddisfatti e contenti.   Mentre l’ora di lezione sta per terminare sorseggiamo soddisfatti una buona tazza di tè caldo.

 

LA LIEVITAZIONE DEL PANE

Gli studenti rispondono a domande-stimolo: “A cosa serve il lievito nella preparazione del pane?”,  “Perchè si conserva al caldo la pasta?”,  “Cosa fa crescere la pasta?”  “Che tipo di reazione chimica avviene nella levitazione?” Gli studenti amano il pane ed è da poco terminata la festa patronale dedicata al santo patrono San Giuseppe nel quale tutte le famiglie fanno benedire il pane in chiesa o a scuola come fanno i miei studenti.   Il pane fatto in casa è buonissimo e i ragazzi sono molto orgogliosi del loro pane come del loro paese.   Almeno c’è una cosa nella quale li adoro: il rispetto per le tradizioni e la loro terra.

Gli studenti preparano tre provette diverse: in una sciolgono lievito e acqua, in una seconda acqua e farina e in una terza acqua farina e lievito.   Poi chiudono ogni provetta con un palloncino di gomma.
Preparano il taccuino per gli appunti e si apprestano a registrare le loro osservazioni.   Un altro gruppo allestisce un barattolo contenente lievito, acqua calda e farina collegandolo con cannucce con una altro barattolo nel quale è contenuta una piccola quantità di succo di cavolo rosso.  Gli studenti registrano le osservazioni e fanno fotografie.   In una provetta il palloncino si è gonfiato mentre nell’altro gruppo il colore del barattolo da scuro è diventato rosa.  “Come si può spiegare quello che è avvenuto?”

sviluppo anidride carbonica durante la fermentazione di zuccheri tramite lieviti

“Professo’ un’altra reazione chimica”
“Tra cosa?”
“Lievito e farina”
“E cosa si è formato?”
“Bollicine”
“Sembra un aperitivo”
“Potresti berlo e ti farebbe anche bene”
“Ma sa di cavolo.”

E’ il momento di introdurre la terminologia scientifica.   Consultiamo alcuni libri e scopriamo che nella lievitazione del pane i lieviti che sono dei funghi si nutrono di zuccheri che trovano nella farina e poi liberano anidride carbonica. Nella pasta una proteina il glutine si lega all’acqua e forma una rete che blocca l’anidride carbonica.   Poi si informa il tutto e nel forno ci sarà un’altra reazione chimica di Maillard che formerà una gustosa crosta sul pane. Si passa ad sservare al microscopio i lieviti.   I ragazzi rimangono sorpresi e un po’ confusi.   Non pensavano che il cubetto di lievito fosse formato da organismi viventi.   Confesso che anch’io sono emozionato e riconoscente nei confronti di questi invisibili amici che senza saperlo ci regalano del buon pane.

Ci troviamo nel pH bar.   Ci mangiano un bel panino con la Nutella A qualcuno viene voglia di vedere ogni cosa al microscopio. Mi piace osservarli e li fotografo.  Prendo un po’ di farina la metto in una provetta e ci aggiungo la tintura di iodio.   Un ragazzo mi consegna una confezione di mercurio cromo al posto della tintura di iodio.
Alessio:  “Professo’ in farmacia mi hanno dato questa.   Che ne so io.”  Insegnante: “Leggi sull’etichetta delle due scatole di tintura di iodio e di mercurio cromo.   Compaiono le stesse sostanze?   Si, sono entrambe utili come disinfettanti ma per il nostro lavoro non sono uguali.”
Osserviamo i granuli di amido al microscopio e spiego che i diversi cereali hanno granuli con forma diversa.   Non riesco a vedere le striature concentriche nei granuli di patata.   Mi dispiace per questo.
Alessio: “Perché ci sono queste strisce?”
Insegnante: “La risposta è sempre la stessa.   Prova a rispondere tu.”

L’OROLOGIO DI MENDELEEV

Insegnante: “Il dottor Mendeleev nella sua casa non ha orologi da parete o da polso eppure sa dirti l’ora.   Come fa?”
Federico: “Guarda la posizione del sole.”
Insegnante:  “No Mendeleev non è un astronomo ma un chimico.  Egli utilizza una reazione chimica
come orologio, nota come la reazione della vitamina C.”
Alessio: “Ma la vitamina C non è una medicina?”

Gli studenti preparano tre soluzioni chiamate A, B e C.   In A sciolgono acqua e pezzetti di compresse di Cebion contenente vitamina C, in B sciolgono farina e acqua ossigenata e in C tintura di iodio e acqua.   Poi mescolano le tre soluzioni.   Il colore è chiaro. Con il cronometro in mano misurano il tempo.   Dopo alcuni minuti incominciano ad apparire in superficie alcune macchie scure che diventano sempre più grandi fino a formare uno strato quasi nero in superficie.   Poi appare un altro strato scuro nel fondo e quasi all’improvviso tutto il contenuto del recipiente diventa scuro.  Una magia chimica. Cosa è successo?

E’ il momento di introdurre i termini di ossidazione e riduzione.   Ossidazione e riduzione sono due processi collegati tra loro un po’ come nel caso di sostanza acida e basica solo che in questo caso le sostanze che partecipano alla reazione non si scambiano ioni idrogeno ma elettroni carichi negativamente. Nella reazione ad orologio ci sono due reazioni chimiche: in una si forma iodio molecolare che da un colore blu alla soluzione legandosi con l’amido della farina, nella seconda la vitamina C compete con la farina per lo iodio e vince la gara riducendo lo iodio nella forma ionica che decolora la soluzione.   Quando tutta la vitamina C ha reagito ritorna il colore blu scuro perché la farina si lega allo iodio.   “In questa esperienza non abbiamo tenuto conto delle quantità di sostanze utilizzate ma si può trasformare questa attività in una vero esperimento.   Dobbiamo formulare una ipotesi sperimentale e provare a controllarla.  Ricordate la differenza tra esperimento e esperienza di laboratorio?   Ne parleremo nei prossimi giorni. Per ora fate delle ricerche su questa reazione ad orologio.”

Il pH bar è chiuso.   Ne approfitto allora per chiarire il significato di reazione chimica, specificare il tipo di reazione chimica che abbiamo sperimentato in laboratorio e spiegare come si fa a riconoscere che mescolando sostanze diverse è avvenuta una reazione chimica.   Un ragazzo lancia un penna ad un altro ragazzo.  “Professo’ ci siamo scambiati un elettrone.”

L’IMBRUNIMENTO DELLA FRUTTA

Siamo a pranzo dal dottor Mendeleev e sulla tavola osserviamo una serie di piatti con pezzi di frutta disposti ordinatamente all’interno.   L’odore non è invitante e tanto meno il colore.   Tutta la frutta è annerita.
“Professo’ che ci fa mangiare sto dottor Mendeleev?”
“Ricordati che il dottore è un chimico e con i suoi piatti vuol invitarci a capire la chimica.   Come si fa a non far annerire la frutta?”
“La si mette in frigo come fa mia madre.”
“E sai perché?  Oggi cercheremo di scoprire cosa fa annerire il cibo e come si può impedire o
ritardare l’annerimento.”

Gli studenti tagliano fette uguali di banana e li bagnano per trenta secondi in soluzioni di vitamina C, aceto, limone, bicarbonato di sodio,i ammoniaca per dolci, candeggina.   Dispongono le fette su un vassoio e registrano ogni cinque minuti per un’ora il colore assunto dalla frutta in una tabella utilizzando la scala 1= nessun cambiamento 2= leggero annerimento 3= annerimento a metà 4= annerimento quasi completo 5= tutta la fetta è di colore scuro.   Gli studenti osservano che non si ha annerimento con la vitamina C e con le sostanze acide.   Dopo un giorno tutte le fette sono annerite ma l’annerimento più deciso si ha con le fette di banana trattata con ammoniaca per dolci e con bicarbonato di sodio.

imbrunimento fettine banana in diverse condizioni di pH o con la presenza di antiossidanti

E’ il momento di introdurre i termini.   “Che tipo di sostanza è la vitamina C.   Provate a leggere l’etichetta.” “Acido ascorbico”  “Come vedete gli acidi ritardano l’annerimento. Questo annerimento è una reazione di ossidazione la vitamina C aggiunta al cibo ne rallenta l’ossidazione.   Nel libro di Hervè This Pentole & provette troverete la spiegazione chimica dell’imbrunimento della frutta che avete osservate.   Aprite il libro e iniziamo a leggere.”
“Polifenolossidasi”
“E’ un enzima, termina in asi”
“Bravo come vedi non sei un asi-no”
I ragazzi continuano a leggere e scoprono nuovi termini e la spiegazione ad un fenomeno che tutti osservano ma che pochi sanno spiegare.   Sono visibilmente contenti.
“Professo’ ora ho capito perché nei cibi che compriamo troviamo gli antiossidanti.”
Il pH bar questa volta è aperto e ci mangiamo con piacere della frutta, naturalmente non ossidata.

GASTRONOMI MOLECOLARI PER UN GIORNO

Oggi abbiamo svolto un lavoro di ricerca sulla gastronomia molecolare utilizzando la metodologia Jigsaw di cooperative learning adattata al nostro percorso.   Gli studenti hanno formato 4 gruppi di 4 esperti e 1 gruppo di 5 esperti.
In ogni gruppo i ragazzi hanno scelto il proprio ruolo tra quelli disponibili: Chimico, Storico della scienza, Cuoco, Giornalista.   Ho spiegato ai ragazzi i compiti di ogni ruolo affisso poi nell’aula.

carta dei ruoli di apprendimento cooperativo in chimica

Ad ogni esperto ho consegnato un distintivo.   I ragazzi sono rimasti sorpresi e hanno gradito il regalo.  Ogni esperto ha iniziato a studiare i materiali ricevuti da me o trovati su internet.   Ogni materiale che ho consegnato è specifico del ruolo svolto dagli studenti.   Altri materiali che gli studenti hanno raccolto sono stati catalogati e distribuiti in base al ruolo scelto.
Dopo un quarto d’ora sono rientrati nel loro gruppo iniziale.   Al termine dello studio ogni gruppo ha tenuto una relazione alla classe e risposto alle domande degli studenti.   Il gruppo dei cuochi e dei chimici ha presentato alla classe una ricetta di gastronomia molecolare, la cagliata d’uovo, spiegando le reazioni chimiche coinvolte.   Al termine dell’attività io, lo chef e qualche altro ragazzo coraggioso ha assaggiato la ricotta d’uovo preparata.

cagliata d'uovo

 

UNA LIMONATA SOSTENIBILE

Il dottor Mendeleev si presenta all’uscio della porta di casa vestito completamente in verde: sembra un Babbo Natale.   Però non ci troviamo a dicembre ma siamo nel mese di maggio.
“Benvenuti ragazzi.  Vi prego entrate.   Oggi impareremo che la chimica non è necessariamente dannosa per l’ambiente e la nostra salute.  Basta cambiare prospettiva e adottare i dodici principi della chimica verde o chimica sostenibile.”
Alessio:  “Chimica verde? Vuol dire che si producono sostanze di colore verde?”
Mendeleev:  ”Non proprio.   Chimica verde è la traduzione del termine inglese Green Chemistry.  Per gli italiani va bene chiamarla Chimica sostenibile.”
Alessio:  ”Sostenere cosa?”

Il dottor Mendeleev ci ha incuriosito.   Iniziamo allora un’attività finalizzata all’acquisizione del significato di Sostenibilità nella quale ogni studente è invitato a scrivere una lista di oggetti, situazioni che lui ritiene sostenibili cioè che dovrebbero esistere anche nel futuro.   Le cose scritte vengono poi classificate in tre gruppi: Ambiente, Equità sociale, Economia.   La maggior parte dei ragazzi fa riferimento all’ambiente e poco alle altre due categorie.   Sollecito a pensare anche alle altre categorie.   I ragazzi preparano degli striscioni con le definizioni di sostenibilità che hanno elaborato e le affiggono sulle pareti della classe.   Da misera e triste, la classe acquista subito colore e vivacità.   L’esperienza continua con una stranissima limonata da preparare in classe.   Divido la classe in gruppi di due studenti e ad ogni studente affido una fase della ricetta.   Gli studenti sono molto
disorientati perché non capiscono a cosa serve far ballare la pizzica al pupazzetto o fare il ballo del qua qua mentre preparano la limonata.   Come potete leggere di seguito anche a voi la ricetta appare alquanto insolita.

1)   Prendi 3-4 tazze di acqua fredda tenute in frigo per almeno 5 ore prima di preparare la bevanda.   Prendi un pacco di zucchero e metti una tazza di zucchero nel pentolino.   Butta il resto nel cestino dei rifiuti.
2)   Misura una tazza d’acqua in una caraffa e poi trasferisci l’acqua dalla caraffa nel pentolino.   Fatti un giro per la classe recitando “ I limoni sono gialli e viola è un pappagallo”
3)   Sistema il pentolino sulla piastra e mescola la miscela fino a che si dissolve senza bruciarla mentre un altro del tuo gruppo fa il ballo del qua qua.   Quando la miscela si è dissolta mettila da parte.
4)   Metti 6 limoni sul tagliere.   Portane uno all’orecchio e prova ad ascoltare il rumore del mare.   Taglia tutti i limoni a metà.
5)   Spremi i limoni nella ciotola.
6)   Versa 1 tazza di succo di limone nella ciotola.   Scarta il resto del succo di limone.
7)   Aggiungi acqua zuccherata nella caraffa.   Prendi l’animale imbottito e fallo ballare la pizzica sulla caraffa.
8)   Aggiungi da 3 a 4 tazze di acqua fredda, a seconda di quanto desideri che sia intenso il sapore della limonata.
9)   Taglia i limoni rimasti e sistema le fette nella caraffa come ornamento.
10)   Agita la busta di ghiaccio intorno al corpo e aggiungi 2 tazzine di ghiaccio nella caraffa.
11)   Pulisci l’area di lavoro con un fazzoletto imbevuto di candeggina.   Fai due salti e un giro di lato.
12)   Servi la limonata in bicchieri di plastica.

Io mi diverto un mondo a guardarli.   La classe è in subbuglio.   “Professo’ – dice Alessia – ma è buona la limonata che prepariamo.   Si può bere?”
“Certo la limonata è sostenibile”

operazioni inutili che si eseguono in cucina durante la preparazione di una ricetta

Antonella:  ”Professo’ ma perché abbiamo fatto ballare l’orsacchiotto?”
Replico:   “Per farti capire quante cose inutili si fanno quando si prepara qualcosa in cucina.   Ora tu e i tuoi compagni dovete provare a riscrivere la ricetta eliminando tutto ciò che vi sembra inutile.   La ricetta finale sarà la vostra ricetta sostenibile.”

E’ il momento di capire che cosa sia la Chimica sostenibile, cosa si intenda con la parola sostenibilità, leggere e collegare i dodici principi della Green Chemistry elaborati da John Warner e Paul Anastas con la ricetta della limonata sostenibile.   I ragazzi si rassicurano e iniziano a capire il motivo delle curiose richieste della ricetta della limonata appena preparata.   Sono più chiassosi del solito, però.   Qualcuno litiga.
“Ragazzi secondo voi la classe è veramente sostenibile?”
Giuseppe:   ”Professo’ fanno troppo chiasso.   E’ una situazione insostenibile.”
“No, mi riferivo al concetto di sostenibilità ambientale.   Osservate il cestino dei rifiuti.   Sono aumentati rispetto alla prima ora.   Come vedete non basta parlare di sostenibilità, bisogna anche agire in modo sostenibile.   Iniziamo allora a sistemare meglio i rifiuti prodotti in un’unica busta.   Un primo compito per il futuro è cercare di produrre meno rifiuti in classe e a casa. Altrimenti la vostra città diventerà come Leonia.”
Cataldo:”   Dove si trova questa città in Italia?”   “Leonia è la città invisibile seppellita dai rifiuti, frutto della fantasia di Italo Calvino. Ora però Leonia non è più una città invisibile anzi tutte le città sono diventate Leonia.”

LA TAVOLA PERIODICA DEGLI ELEMENTI EDIBILE

Il dottor Mendeleev ci riceve nella sua cucina con un viso raggiante.   Non sappiamo cosa lo renda così felice. Sulla tavola troviamo tante fette di pan carré e del cioccolato molto invitante.
“Cari ragazzi oggi voglio spiegarvi la mia scoperta e ho deciso di farlo in modo molto gustoso…”   il dottore spiega ai ragazzi come realizzare una tavola periodica degli elementi e subito i ragazzi alla vista del cioccolato si buttano nel lavoro.   È l’occasione giusta per spiegare il lavoro di Mendeleev e il suo contributo alla storia della chimica.   Mentre ci divertiamo a scoprire i vari elementi chimici ci accorgiamo che il nostro amico dottor Mendeleev non c’è.   Ma il dottor Mendeleev dov’è?   Il maggiordomo del dottor Mendeleev ci avverte che il dottore si scusa con noi perché è dovuto partire improvvisamente per Stoccolma.   “Cosa deve fare a Stoccolma?” – chiediamo.
“Deve ricevere il premio Nobel per la chimica domani.   Ma non c’è bisogno che andiate via.   Potete rimanere a gustarvi la vostra Tavola periodica degli alim… pardon elementi.”

tavola periodica degli elementi di Mendeleev in pane e cioccolato

Una risposta a La cucina di Mendeleev – di Gianfranco Giacobino

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Print Friendly