Che cosa caratterizza il Cristianesimo? Lo abbiamo chiesto a Mario D’Ignazio, fedele appassionato di storia del cristianesimo ed arte sacra che, sull’omonimo blog, pubblica una serie di messaggi ed articoli scritti in questi ultimi mesi del 2022.

Il Cristianesimo è una delle più antiche religioni del mondo ed è anche una delle più diffuse. Attualmente si stima che il 31,5% della popolazione mondiale sia cristiano. Nel 2022 risultano esserci 2,2 miliardi di persone che professano la religione cristiana. Seguito dall’Islam che vanta un 22,32% con 1,6 miliardi di persone devote ad Allah.

Come rivela il nome, il principio centrale del Cristianesimo è la fede in Gesù come Figlio di Dio e Messia. Il Cristianesimo si fonda sugli insegnamenti di Gesù di Nazareth. I cristiani credono che Gesù, come Messia, sia stato unto da Dio come salvatore dell’umanità e ritengono che la venuta di Gesù sia stata l’adempimento delle profezie messianiche dell’Antico Testamento.

Il Cristianesimo, come spiega Mario D’Ignazio nei suoi blog, è diventata la più grande delle religioni del mondo e, geograficamente, la più diffusa di tutte le fedi. Ha un collegio elettorale di oltre due miliardi di credenti. I suoi sottogruppi sono la Chiesa cattolica romana, le chiese ortodosse orientali e le chiese protestanti. Le chiese ortodosse orientali costituiscono uno dei gruppi più antichi della tradizione. Dalla metà del V secolo fino alla fine del XX secolo gli ortodossi non avevano contatti con il cristianesimo occidentale a causa di una disputa sulla cristologia (la dottrina della natura di Gesù Cristo e il relativo significato).

I cristiani, dice Mario D’Ignazio, condividono con gli ebrei l’immagine di un Dio che ha creato l’universo e che come un dio padre ama e punisce i suoi figli. La cristianità dalla parte greca ha ereditato il concetto di Dio, cioè una divinità che è più grande di qualsiasi idea di Dio. Non a caso, parole come essenza, sostanza ed essere – termini che non appartenevano alle tradizioni dell’Antico o del Nuovo Testamento – vennero a sposarsi con la testimonianza biblica nei credi. I cristiani hanno quindi adattato il vocabolario per parlare dell’omnicomprensivo e dell’ineffabile.

La drammatica storia di Santa Perpetua, continua a leggere nel blog di Mario D’Ignazio

Le storie delle sante possono spiegarci molto sulla fede cristiana ma anche sull’evoluzione della figura femminile. Rientra in questa casistica anche la storia di Santa Perpetua una giovane cristiana cartaginese che è stata torturata e uccisa insieme a Felicita, Saturo, Revocato, Secondino e Saturnino. Mario D’Ignazio spiega in questo articolo, che è connesso ad altri blog dove scrive di religione, la storia della Santa.

Perpetua e la sua schiava Felicita furono appunto martirizzate insieme a tre compagni,  sotto l’imperatore romano Settimio Severo, a Cartagine, il 7 marzo 203. Perpetua scrisse un’accurata testimonianza della sua prigionia all’interno del diario svelando i dettagli dei giorni che precedettero il suo martirio. Secondo alcune fonti la compilazione definitiva fu però ad opera dell’apologista Tertulliano. Quest’opera rappresenta il primo testo sopravvissuto conosciuto di una donna cristiana. Per questo le parole di Perpetua sono importanti per la storia del cristianesimo. Perpetua, Felicita e gli altri furono uccisi da bestie feroci che furono aizzate contro di loro in un anfiteatro. Il martirio di Vibia Perpetua può essere visto come un atto di fede cristiana che ha superato le preoccupazioni per la famiglia, la sicurezza materiale e la sopravvivenza individuale. Perpetua, in quanto cristiana, fu condannata a morte per essersi rifiutata di rinunciare alla sua fede. La storia di Perpetua, come riportano anche le pagine scritte nei giorni precedenti la sua esecuzione, riflettono il ruolo di leadership che avevano alcune donne nella chiesa paleocristiana. Questa storia come altre simili forniscono anche un’idea del motivo per cui il cristianesimo si diffuse nell’impero romano. Gli Atti di Perpetua e Felicita, cioè il resoconto in latino dell’orribile martirio fu scoperto, chiarisce Mario D’Ignazio, da Luca Olstenio e pubblicato da Pierre Poussines. Il martirio della santa e dei suoi compagni nell’anfiteatro è rappresentato nella vetrata della chiesa di Notre-Dame di Vierzon. Patrone di donne in gravidanza (Felicita partorì poco prima della condanna) e madri (Perpetua era madre),  entrambe le sante sono venerate sia dalla Chiesa cattolica che da quelle ortodosse.

 

 

Di Grey